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« (Economia/Finanza) Eni, alleanza nel gas con Anadarko

Scrive Celestina Dominelli su Sole 24 Ore del 22 dicembre 2012: ” Il Mozambico si conferma uno dei tasselli principlai nella strategia dell’Eni. Ieri la società guidata da Paolo Scaroni ha firmato un accordo quadro con la texana Anadarko Petroleum Corporation che fissa i principi fondamentali per lo sviluppo coordinato dei giacimenti di gas naturale nell’offshore del paese. In sostanza, l’intesa porterà le due compagnie a lavorare separatamente, ma in stretta sinergia, nelle attività offshore in comune tra l’Area 4 – dove Eni opera con il 70% di un consorzio che include anche Galp Energia (10%), Kogas (10%) ed Enh (10%, portata nella fase esplorativa) – e l’Area 1, operata dall’azienda americana. Le due società si impegneranno poi insieme nella progettazione e realizzazione di impianti offshore di gas naturale liquefatto (Lng) che saranno realizzati nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del paese, e soggetti alle necessarie autorizzazioni governative. La produzione di Lng, che dovrebbe partire nel 2018-2019, servirà ad alimentare il fabbisogno dei paesi asiatici, attraverso esportazioni verso quei mercati, ma sarà destinato anche a coprire le esigenze degli Stati vicini (in particolare Tanzania e Sudafrica) e la domanda interna con effetti positivi sulla crescita industriale ed economica del Mozambico. Dove l’Eni ha predisposto un piano consistente di investimenti: orientativamente 50 miliardi di dollari per lo sviluppo e la produzione di gas. Tornando al Vecchio Continente, invece, procede la razionalizzazione delle attività del gruppo nel Mare del Nord. La Jx Nippon Oil ha infatti annunciato di aver acquisito il 28,89% detenuto da Eni nel giacimento inglese di Mariner, partecipato al 65,11% dai norvegesi di Statoil e per il restante 6% da Alba Resources Ltd, una controllata della compagnia britannica Cairn Energy Plc. Proprio Statoil ha annunciato ieri che investirà più di 7 miliardi di dollari in Mariner, dove la produzione dovrebbe partire nel 2017. L’Eni non ha comunque alcuna intenzione di fuggire dall’area. L’obiettivo è concentrare gli sforzi sui blocchi più strategici e razionalizzare le partecipazioni minoritarie che, sempre nell’ambito dell’accordo siglato con Jx Nippon Oil, potrebbero essere cedute ai giapponesi se si verificheranno determinate condizioni. Sempre ieri poi il numero uno della società Scaroni ha incontrato a Caracas il ministro del Petrolio, Rafael Ramirez, per il punto sulle attività e sui progetti comuni in Venezuela, dove Eni è pronta a rafforzare la sua presenza. L’attenzione si è focalizzata in particolare sui campi di Perla e di Junin 5. Il primo offshore, nel golfo del Venezuela, a cinquanta chilometri dalla costa, è stato scoperto nel 2009 e successivamente sono stati perforati con successo quattro pozzi di delimitazione. Attualmente si stimano 480 miliardi di metri cubi di riserve di gas in posto, pari a 3,1 miliardi di barili di olio equivalente. A Perla – partecipato da Eni (32,5%), Repsol (32,5%) e Petròleos de Venezuela-Pdvsa (35%) – sono in corso di assegnazione i contratti di costruzione delle piattaforme e di posa dei gasdotti a mare. Quanto a Junin 5 (Eni al 40% e Pdvsa al 60%), Scaroni e Ramirez hanno esaminato la situazione operativa del blocco che inizierà la produzione a inizio 2013, con un anno di anticipo sulla tabella di marcia originaria, e che possiede riserve in posto certificate per 35 miliardi di barili. ”

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